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il comprensorio della biodiversità

            Il territorio individuato fa parte del più ampio territorio denominato Murgia delle Gravine, profondamente caratterizzato dalla presenza di incisioni nella roccia carsica denominate gravine e lamedisposte in senso nord-sud, e che comprende l’area protetta “Parco naturale regionale Terra delle gravine” istituita con la L.R. 18 del 2005 e il SIC/ZPS “area delle gravine (IT 9130007), in particolare identifica un’area omogenea ubicata principalmente nel versante occidentale della provincia di Taranto di cui fanno parte i Comuni di Ginosa, Laterza, Castellaneta, Mottola, Palagianello, Palagiano, Massafra e Statte.
 Dal punto di vista idrografico, l’area corrisponde in parte al bacino del fiume Bradano e all’intero bacino del fiume Lato e del fiume Lenne. Dal punto di vista altimetrico è suddivisibile in tre distinte fasce: la pianura (0 – 50 m. slm), la premurgia (50 – 350 m, slm) e la murgia (oltre i 350m. slm).
Nel comprensorio individuato insistono habitat considerati prioritari di conservazione da parte dell’UE come quelli dei Percorsi substeppici di graminacee e piante annue (Thero-brachypodietea), oltre ad altri sei habitat considerati di interesse comunitario.
 Le gravine conservano ancora le più interessanti presenze floristiche e faunistiche tipiche dell’area mediterranea. La numerosa presenza di specie vegetali e animali endemiche, pone l'accento sull'importanza delle gravine quale raro esempio di habitat rupicoli di bassa quota.
Intricata e sempreverde, la macchia mediterranea è costituita da piante con foglie piccole, lucide e coriacee (sclerofilla) che si adattano al clima caldo-arido che rende difficile la vita sulla murgia nel periodo estivo. Tante sono le specie che costituiscono la macchia mediterranea e rendono questi ambienti veri santuari della natura, in cui i fiori del mirto o quelli della lentiggine si alternano ai colori appariscenti dei cisti e delle ginestre.
 Ove le precipitazioni sono scarse e i suoli calcarei (tufo) affiorano, il Pino d’Aleppo si insedia con facilità costituendo intricati boschi naturali ricchi di un sottobosco a macchia. Le pinete a Pino d’Aleppo costituiscono per diverse gravine la vegetazione naturale che si insedia nelle pareti di tufo ripide e fratturate, a volte le pinete risalgono attraverso le gravine e conquistano spazi sul piano di campagna esterno alle stesse, in ambienti in cui dominano i boschi di querce caducifoglie.
 In questa moltitudine di specie, resa intricata dalla presenza di piante rampicanti come la smilace, la rubbia, si nasconde una fauna ricca e interessante, dagli uccelli di macchia come la capinera, l’occhiocotto, la sterpazzola, lo scricciolo, la sterpazzolina, ai rettili di interesse europeo come il colubro leopardiano, innocuo e facilmente riconoscibile per il colore grigio-bruno e per la presenza di macchie rosse orlate di nero, definito tra i più bei serpenti italiani.
In questo territorio affiorano estesamente depositi plio-pleistocenici, essenzialmente calcarenitico-sabbiosi ed argillosi, sovrapposti a una spessa successione di strati rocciosi, di natura carbonatica di età cretacica. Il tetto dei calcari cretacici risulta strutturato a gradinata, da un sistema di faglie secondo le direzioni E-O e NO-SE. Tali faglie, attive fin dall’inizio del Pliocene, hanno dato origine a depressioni tettoniche, successivamente invase e colmate di sedimenti poi emersi, a seguito del generale sollevamento, tuttora in atto, dell’arco ionico-tarantino. Nell’area della premurgia ove la calcarenite raggiunge spessori maggiori, si formano le gravine, mentre, nella pianura dove lo spessore della roccia è inferiore, hanno origine le lame. Le Gravine sono incisioni carsiche di differente natura, scavate più in profondità che in larghezza nella tenera roccia calcarenitica o nel più duro calcare del cretacico. La duplice azione erosiva dell’acqua (chimica e meccanica) e i fenomeni tettonici preesistenti hanno contribuito a creare gravine profonde sino a 200 m e larghe oltre i 400 m. Possiamo ritenere il periodo di formazione risalente a circa 1.000.000 di anni fa.  Le Lame come le gravine sono incisione di origine carsico – tettonica. Le lame sono molto larghe e poco profonde. Tale differenza morfologica dalle gravine è dovuta ad un diverso spessore dei depositi marini plio-pleistocenici e dalle rocce da esse derivate (calcarenite di Gravina, conglomerato di Irsina). 

 

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